Rischio Amianto e Sicurezza sul Lavoro nel 2026: la guida completa alle nuove regole
L'amianto continua a rappresentare uno dei più gravi rischi per la salute dei lavoratori, nonostante il suo utilizzo sia vietato in Italia da oltre trent'anni. Migliaia di edifici, impianti industriali, scuole, ospedali e infrastrutture realizzati prima degli anni Novanta contengono ancora Materiali Contenenti Amianto (MCA) che, se deteriorati o manipolati durante lavori di manutenzione, demolizione o ristrutturazione, possono liberare fibre altamente pericolose.
Per rafforzare la tutela dei lavoratori, il legislatore europeo ha approvato la Direttiva (UE) 2023/2668, recepita in Italia con il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 213, entrato in vigore il 24 gennaio 2026. Il decreto modifica il Titolo IX, Capo III del D.Lgs. 81/2008, introducendo nuove prescrizioni tecniche, un valore limite di esposizione più severo e obblighi organizzativi più stringenti per i datori di lavoro.
Le novità interessano un'ampia platea di soggetti: imprese edili, aziende di manutenzione, installatori, demolitori, imprese di bonifica, RSPP, coordinatori per la sicurezza, consulenti, medici competenti e committenti.
In questa guida analizzeremo nel dettaglio:
- perché l'amianto rappresenta ancora un rischio nel 2026;
- cosa cambia con il D.Lgs. 213/2025;
- i nuovi obblighi del datore di lavoro;
- la valutazione del rischio amianto;
- il nuovo valore limite di esposizione;
- la pianificazione delle attività in presenza di MCA;
- gli adempimenti documentali richiesti dalla normativa.
Cos'è l'amianto
L'amianto, noto anche come asbesto, è un minerale naturale appartenente alla famiglia dei silicati fibrosi.
Per decenni è stato largamente impiegato nell'industria e nell'edilizia grazie alle sue eccellenti caratteristiche:
- elevata resistenza al calore;
- isolamento termico;
- isolamento acustico;
- resistenza agli agenti chimici;
- elevata resistenza meccanica;
- basso costo.
Proprio queste proprietà hanno determinato un utilizzo massiccio dell'amianto fino ai primi anni Novanta.
Tra i prodotti più comuni contenenti amianto figuravano:
- coperture in cemento-amianto (Eternit);
- canne fumarie;
- tubazioni;
- serbatoi;
- pannelli isolanti;
- pavimentazioni viniliche;
- guarnizioni industriali;
- freni e frizioni;
- materiali ignifughi;
- rivestimenti di impianti e caldaie.
Oggi la produzione e l'impiego dell'amianto sono vietati, ma la presenza di manufatti installati in passato continua a rappresentare un rischio concreto.
Perché l'amianto è ancora un problema nel 2026
Molti ritengono erroneamente che il problema dell'amianto appartenga al passato.
In realtà, milioni di metri quadrati di coperture in cemento-amianto sono ancora presenti sul territorio nazionale, così come numerosi materiali contenenti amianto all'interno di edifici civili e industriali.
Il rischio riguarda soprattutto:
- lavori di ristrutturazione;
- manutenzioni straordinarie;
- demolizioni;
- sostituzione di impianti;
- interventi sugli impianti tecnologici;
- attività di bonifica;
- lavori stradali;
- manutenzioni ferroviarie;
- interventi su edifici pubblici.
Anche lavorazioni apparentemente semplici, come la foratura di una vecchia lastra o la sostituzione di una tubazione, possono determinare il rilascio di fibre aerodisperse se non viene preventivamente verificata la presenza di materiali contenenti amianto.
Perché l'amianto è così pericoloso
Il pericolo non deriva dal materiale compatto in sé, ma dalla dispersione nell'aria delle fibre microscopiche.
Quando vengono inalate, le fibre possono depositarsi nei polmoni e rimanervi per decenni.
Le principali patologie correlate comprendono:
- asbestosi;
- mesotelioma pleurico;
- carcinoma polmonare;
- tumore della laringe;
- tumore dell'ovaio;
- altre patologie dell'apparato respiratorio.
Una delle caratteristiche più insidiose dell'esposizione è il lungo periodo di latenza, che può superare anche i 30 o 40 anni.
Per questo motivo la prevenzione rappresenta ancora oggi l'unico strumento realmente efficace.
Il quadro normativo aggiornato al 2026
La disciplina dell'amianto è il risultato dell'integrazione di diverse fonti normative.
Tra le principali ricordiamo:
- Legge 27 marzo 1992, n. 257, che ha vietato estrazione, produzione e commercializzazione dell'amianto;
- D.Lgs. 81/2008, Titolo IX, Capo III, dedicato alla protezione dai rischi connessi all'esposizione all'amianto;
- Direttiva (UE) 2023/2668;
- D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 213, che recepisce la direttiva europea e aggiorna il quadro nazionale.
Il D.Lgs. 213/2025 non sostituisce il Testo Unico sulla Sicurezza, ma ne modifica e integra le disposizioni, rafforzando le misure preventive e adeguando la normativa italiana alle più recenti evidenze scientifiche.
Cosa cambia con il D.Lgs. 213/2025
L'obiettivo della riforma è ridurre ulteriormente il rischio di esposizione professionale alle fibre di amianto.
Le principali novità riguardano:
- rafforzamento della valutazione del rischio;
- aggiornamento delle modalità di misurazione dell'esposizione;
- progressiva introduzione di metodiche analitiche più avanzate;
- riduzione del valore limite di esposizione professionale;
- maggiore attenzione alle attività preliminari di individuazione dei materiali contenenti amianto;
- rafforzamento delle misure organizzative e preventive.
Il legislatore europeo ha infatti riconosciuto che anche esposizioni a basse concentrazioni possono determinare conseguenze sanitarie rilevanti nel lungo periodo.
Il nuovo valore limite di esposizione professionale
Tra le modifiche di maggiore impatto figura l'aggiornamento del valore limite di esposizione professionale (VLEP).
Il nuovo limite è stato significativamente ridotto rispetto al passato per garantire un livello di tutela più elevato.
Ciò comporta, per le imprese, la necessità di:
- pianificare accuratamente le attività;
- adottare tecniche di lavoro che limitino al minimo la dispersione di fibre;
- utilizzare dispositivi di protezione adeguati;
- verificare l'efficacia delle misure di contenimento.
La riduzione del limite riflette l'evoluzione delle conoscenze scientifiche e il principio secondo cui l'esposizione alle fibre di amianto deve essere mantenuta al livello più basso tecnicamente possibile.
La valutazione del rischio amianto
La valutazione del rischio costituisce il punto di partenza di qualsiasi attività che possa comportare esposizione ad amianto.
Prima dell'inizio dei lavori il datore di lavoro deve accertare se esista la possibilità di presenza di materiali contenenti amianto.
Questa verifica deve essere effettuata attraverso:
- raccolta della documentazione disponibile;
- analisi storica dell'edificio;
- consultazione dei registri esistenti;
- sopralluoghi tecnici;
- eventuali campionamenti e analisi di laboratorio.
In presenza di dubbi, il principio di precauzione impone di trattare il materiale come potenzialmente contenente amianto fino a prova contraria.
Individuazione dei Materiali Contenenti Amianto (MCA)
Una delle novità maggiormente valorizzate dal nuovo impianto normativo riguarda la fase preliminare di individuazione dei materiali contenenti amianto.
Prima di iniziare qualsiasi attività di demolizione, manutenzione o ristrutturazione, è fondamentale sapere se nell'area interessata siano presenti MCA.
L'individuazione preventiva consente di:
- evitare esposizioni accidentali;
- pianificare correttamente gli interventi;
- scegliere le tecniche operative più sicure;
- predisporre le misure di contenimento;
- proteggere lavoratori, utenti e popolazione.
Questo approccio riduce sensibilmente il rischio di contaminazione e rappresenta oggi uno degli elementi centrali della prevenzione.
Gli obblighi del datore di lavoro
Il D.Lgs. 213/2025 conferma che il datore di lavoro riveste un ruolo centrale nella gestione del rischio amianto.
Tra i principali obblighi rientrano:
- valutare preventivamente il rischio di esposizione;
- individuare l'eventuale presenza di materiali contenenti amianto;
- adottare misure tecniche e organizzative idonee;
- limitare al minimo il numero dei lavoratori esposti;
- predisporre procedure operative sicure;
- fornire idonei dispositivi di protezione individuale;
- garantire informazione e formazione adeguate;
- assicurare la sorveglianza sanitaria nei casi previsti dalla legge.
La gestione del rischio deve essere documentata e integrata nel sistema aziendale di prevenzione.
La prevenzione come principio fondamentale
L'evoluzione normativa conferma un principio ormai consolidato: la tutela dei lavoratori non può limitarsi alla gestione dell'emergenza, ma deve fondarsi sulla prevenzione.
Nel caso dell'amianto, prevenire significa soprattutto:
- conoscere il patrimonio edilizio sul quale si interviene;
- identificare tempestivamente i materiali contenenti amianto;
- pianificare correttamente i lavori;
- ridurre al minimo l'esposizione;
- adottare procedure rigorose.
Ogni intervento effettuato senza adeguate verifiche preliminari può esporre lavoratori, cittadini e ambiente a rischi gravissimi, spesso con conseguenze che si manifestano a distanza di molti anni.
La misurazione delle fibre di amianto: cosa cambia dal 2026
Una delle innovazioni più significative introdotte dal D.Lgs. 213/2025 riguarda le modalità di misurazione dell'esposizione alle fibre di amianto.
L'obiettivo della riforma è rendere il monitoraggio più accurato e uniforme, adottando metodologie analitiche in grado di rilevare concentrazioni sempre più basse di fibre aerodisperse e di garantire una maggiore affidabilità dei risultati.
La misurazione dell'esposizione assume un ruolo fondamentale perché consente di:
- verificare il rispetto del valore limite di esposizione professionale;
- valutare l'efficacia delle misure di contenimento adottate;
- individuare eventuali criticità durante le lavorazioni;
- documentare il livello di rischio per i lavoratori esposti.
Le analisi devono essere effettuate da laboratori qualificati, utilizzando metodiche riconosciute dalla normativa tecnica vigente.
L'introduzione della microscopia elettronica
Il recepimento della Direttiva (UE) 2023/2668 prevede una progressiva evoluzione delle tecniche analitiche utilizzate per il conteggio delle fibre di amianto.
Accanto ai metodi tradizionali, la normativa valorizza l'impiego della microscopia elettronica, che consente una maggiore precisione nell'identificazione e nella quantificazione delle fibre rispetto alle tecniche ottiche convenzionali.
L'utilizzo di strumenti più avanzati permette di:
- distinguere con maggiore accuratezza le fibre di amianto da altre particelle;
- migliorare l'affidabilità dei risultati analitici;
- incrementare il livello di tutela dei lavoratori;
- uniformare le metodologie adottate nei diversi Stati membri dell'Unione Europea.
Le imprese dovranno quindi verificare che i laboratori incaricati operino secondo le metodologie previste dalla normativa applicabile.
Pianificazione dei lavori e Piano di Lavoro
Quando le attività comportano demolizione o rimozione di materiali contenenti amianto, il datore di lavoro deve predisporre un Piano di Lavoro, nei casi previsti dal D.Lgs. 81/2008.
Il documento rappresenta uno strumento essenziale di prevenzione e deve descrivere, tra l'altro:
- le caratteristiche dell'intervento;
- la localizzazione dei materiali contenenti amianto;
- le tecniche operative adottate;
- le misure di contenimento della dispersione delle fibre;
- i dispositivi di protezione utilizzati;
- le modalità di decontaminazione;
- la gestione dei rifiuti contenenti amianto;
- le procedure di emergenza.
Una pianificazione dettagliata consente di ridurre significativamente il rischio di esposizione durante tutte le fasi dell'intervento.
Le misure di prevenzione e protezione
Il principio fondamentale della normativa rimane quello di eliminare o ridurre al minimo l'esposizione dei lavoratori.
Tra le principali misure organizzative rientrano:
- limitare il numero dei lavoratori esposti;
- ridurre la durata delle lavorazioni;
- confinare le aree contaminate quando necessario;
- utilizzare tecniche operative che evitino la dispersione di fibre;
- mantenere umidi i materiali durante le lavorazioni;
- effettuare una corretta pulizia delle aree di intervento;
- evitare lavorazioni che possano generare polveri non controllate.
L'organizzazione preventiva delle attività costituisce il principale strumento di tutela.
Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)
Quando il rischio non può essere eliminato attraverso misure tecniche e organizzative, il datore di lavoro deve mettere a disposizione dispositivi di protezione individuale idonei.
Tra i DPI più comunemente utilizzati figurano:
- dispositivi di protezione delle vie respiratorie adeguati al livello di esposizione;
- tute protettive monouso;
- guanti resistenti agli agenti contaminanti;
- calzature dedicate alle attività di bonifica;
- protezioni oculari, ove necessarie.
I DPI devono essere:
- conformi alla normativa vigente;
- mantenuti in perfetta efficienza;
- utilizzati correttamente dai lavoratori;
- sostituiti quando non più idonei.
L'efficacia dei DPI dipende anche dalla formazione pratica sul loro corretto utilizzo.
Informazione e formazione dei lavoratori
Il D.Lgs. 213/2025 conferma il ruolo centrale della formazione quale misura di prevenzione.
I lavoratori potenzialmente esposti devono ricevere una formazione specifica che consenta loro di:
- riconoscere i materiali contenenti amianto;
- comprendere i rischi derivanti dall'esposizione;
- applicare le corrette procedure operative;
- utilizzare correttamente i DPI;
- gestire eventuali situazioni di emergenza;
- adottare comportamenti idonei a limitare la dispersione delle fibre.
La formazione deve essere periodicamente aggiornata e documentata.
Sorveglianza sanitaria
I lavoratori esposti o potenzialmente esposti all'amianto sono soggetti alla sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal D.Lgs. 81/2008.
Il Medico Competente svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione, provvedendo a:
- effettuare le visite mediche previste;
- esprimere il giudizio di idoneità alla mansione;
- istituire e aggiornare la cartella sanitaria e di rischio;
- informare i lavoratori sui risultati della sorveglianza sanitaria;
- collaborare alla valutazione dei rischi.
Considerata la lunga latenza delle patologie asbesto-correlate, il monitoraggio sanitario assume particolare rilevanza anche dopo la cessazione dell'esposizione.
Gli obblighi del committente
Nell'ambito dei cantieri temporanei o mobili, anche il committente riveste un ruolo importante nella gestione del rischio amianto.
Prima dell'avvio dei lavori è opportuno verificare:
- la presenza di materiali contenenti amianto;
- la completezza della documentazione disponibile;
- l'idoneità tecnico-professionale delle imprese incaricate;
- la corretta pianificazione degli interventi.
Una preventiva conoscenza dello stato dell'immobile consente di evitare esposizioni accidentali e ritardi nell'esecuzione delle opere.
Gestione dei rifiuti contenenti amianto
I materiali rimossi durante gli interventi di bonifica devono essere gestiti come rifiuti secondo la normativa ambientale vigente.
Le principali fasi comprendono:
- corretta raccolta;
- confezionamento in imballaggi idonei;
- etichettatura;
- deposito temporaneo nel rispetto della normativa;
- trasporto mediante soggetti autorizzati;
- conferimento presso impianti autorizzati.
Una gestione non conforme dei rifiuti può determinare rilevanti responsabilità sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello della sicurezza sul lavoro.
Le sanzioni previste dal D.Lgs. 81/2008
Il mancato rispetto delle disposizioni in materia di esposizione all'amianto può comportare responsabilità amministrative e penali.
Le violazioni possono riguardare, ad esempio:
- omessa valutazione del rischio;
- mancata predisposizione del Piano di Lavoro nei casi previsti;
- assenza di adeguate misure di prevenzione;
- mancata informazione e formazione dei lavoratori;
- omessa sorveglianza sanitaria;
- utilizzo di DPI non idonei o mancata fornitura degli stessi.
Le sanzioni variano in funzione della specifica violazione e delle disposizioni applicabili del D.Lgs. 81/2008.
Checklist operativa per le aziende
Prima di avviare attività che possano comportare esposizione ad amianto è opportuno verificare che siano stati completati tutti gli adempimenti previsti.
Verifica preliminare
- Accertata l'eventuale presenza di materiali contenenti amianto.
- Raccolta la documentazione tecnica disponibile.
- Effettuata la valutazione del rischio.
Organizzazione dei lavori
- Predisposto il Piano di Lavoro, quando previsto.
- Individuate le procedure operative.
- Delimitate le aree interessate.
- Programmate le misure di contenimento.
Tutela dei lavoratori
- DPI idonei disponibili.
- Lavoratori adeguatamente formati.
- Sorveglianza sanitaria attivata, ove prevista.
- Procedure di emergenza definite.
Fine lavori
- Corretta gestione dei rifiuti.
- Verifica finale delle aree.
- Archiviazione della documentazione.
Domande frequenti (FAQ)
Il D.Lgs. 213/2025 vieta nuove attività con materiali contenenti amianto?
No. Il decreto non introduce un nuovo divieto di utilizzo dell'amianto, già vigente da molti anni, ma rafforza le misure di prevenzione per le attività che possono comportare esposizione alle fibre.
Chi è interessato dalle nuove disposizioni?
Le novità riguardano tutte le imprese che svolgono attività di manutenzione, demolizione, ristrutturazione, bonifica, installazione o altri interventi su edifici e impianti nei quali potrebbero essere presenti materiali contenenti amianto.
È sempre necessario effettuare analisi?
La necessità di effettuare campionamenti e analisi dipende dalle caratteristiche dell'intervento e dalla documentazione disponibile. In presenza di dubbi sulla natura del materiale è opportuno procedere con verifiche specifiche.
La formazione deve essere aggiornata?
Sì. I lavoratori devono ricevere una formazione adeguata e periodicamente aggiornata in relazione ai rischi effettivamente presenti e alle attività svolte.
Qual è il principio fondamentale introdotto dalla riforma?
Il nuovo impianto normativo rafforza il principio della prevenzione, imponendo una più accurata individuazione dei materiali contenenti amianto, una migliore pianificazione delle attività e un controllo più efficace dell'esposizione dei lavoratori.
Conclusioni
L'entrata in vigore del D.Lgs. 213/2025 rappresenta uno degli aggiornamenti più importanti degli ultimi anni nella disciplina della protezione dei lavoratori esposti all'amianto.
Le nuove disposizioni richiedono alle imprese un approccio ancora più rigoroso alla gestione del rischio, basato su una valutazione preventiva accurata, sull'individuazione dei materiali contenenti amianto, sull'adozione di misure tecniche e organizzative efficaci e su una formazione continua del personale.
Per datori di lavoro, RSPP, coordinatori della sicurezza e consulenti, l'adeguamento alle nuove prescrizioni non costituisce soltanto un obbligo normativo, ma rappresenta un investimento concreto nella tutela della salute dei lavoratori e nella riduzione dei rischi operativi.
Progetto81 supporta imprese, enti pubblici e professionisti nella gestione del rischio amianto attraverso servizi di consulenza specialistica, valutazione dei rischi, formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, assistenza documentale e aggiornamento alle più recenti novità legislative introdotte dal D.Lgs. 213/2025.